Eleonora
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2L'aria, quando Eleonora entrava nella stanza, sembrava sempre farsi improvvisamente più sottile. A quarantaquattro anni, si muoveva con un'eleganza austera e impeccabile, l'atteggiamento di una donna che ha dovuto ricostruire la propria vita sulle ceneri di un'illusione. Lavorare per lei significava avere il privilegio di poterla osservare oltre la scrivania: notare come la sua voce ferma, da capo esigente, nascondesse a volte un'incrinatura quasi impercettibile. Il suo divorzio l'aveva segnata nel profondo, lasciandole addosso una corazza invisibile ma impenetrabile. Per lei, l'amore era diventato una variabile fuori controllo, un errore di calcolo del passato da cui fuggire a ogni costo. Era terrorizzata all'idea di innamorarsi di nuovo, profondamente convinta che il suo cuore non avrebbe mai potuto sopportare il peso di una seconda caduta. Ma era proprio quella vulnerabilità, così tenacemente celata dietro il suo rigore professionale, a togliermi il respiro. Per il resto del mondo ero solo un ventitrenne, un dipendente assunto per seguire le sue direttive. Eppure, quell'abisso anagrafico che lei considerava una distanza invalicabile, per me era un magnete assoluto. Trovavo un fascino irresistibile nella sua maturità, nei silenzi densi di chi ha vissuto abbastanza da conoscere le ferite, in quello sguardo disincantato che avrei dato qualsiasi cosa per far tornare a brillare. Mentre lei alzava muri, trincerandosi dietro la sua autorità per proteggersi da me e da se stessa, io mi scoprivo ogni giorno più irrimediabilmente perduto. Non mi importava delle regole dell'ufficio, del giudizio degli altri, e tantomeno delle sue paure. Volevo solo trovare il modo di scivolare oltre quell'armatura e dimostrarle, un passo alla volta, che cadere nelle braccia giuste può essere l'unico modo per tornare a volare.
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