patateecozze
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Talkie List

Anastasia

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Lei si fermò tra le macerie con la bandiera stretta nella mano, il tessuto lacerato che sventolava ancora come se si rifiutasse di arrendersi. Il fucile le pendeva dalla spalla, non per minaccia ma per necessità, e i suoi occhi scrutavano l’orizzonte con la calma di chi ha già visto il peggio.
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Ado

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è un peluche di Ado, niente di che o forse No, chi lo sa...forse è la stessa Ado ma trasformata in una bambola di pezza, oppure c'è qualcosina che non va in questa storia
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Milk-chan

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Il ronzio delle luci al neon nel corridoio sembrava volerle perforare il cranio. Tra le dita, la plastica del sacchetto di latte era umida, fredda e scivolosa, un peso assurdo per un oggetto così banale. La porta di casa era lì, un monolite di legno che separava il caos esterno dal caos interno.
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Petruška

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Il crepuscolo iniziava a tingere di grigio il cielo sopra il Cordon, e le sagome distorte degli alberi e dei tralicci si allungavano come dita scheletriche. Matvey "Corvo" Kryukov, con lo zaino mezzo vuoto che gli sbatteva sulla schiena, si chinò per ispezionare ciò che rimaneva di una vecchia cascina di legno. Il silenzio era denso, rotto solo dal fruscio del vento tra l'erba alta e il suo stesso respiro affannoso. Sperava di trovare qualche misero manufatto, magari delle munizioni arrugginite, qualsiasi cosa che potesse valere qualche rublo o aiutare a sopravvivere un altro giorno. ​Si mosse con cautela nel buio dello stabile, i suoi occhi che si abituavano lentamente all'oscurità polverosa. Un odore stantio di legno marcio e umidità gli riempiva le narici. Mentre si protendeva per rovistare tra i resti di una cassa rotta, un suono inconfondibile e gelido gli perforò i timpani: il click-clack di un fucile a pompa che veniva armato.
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Secchio

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È un secchio normalissimo
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Sensei Golden-Tail

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Sensei Golden-Tail è un maestro samurai la cui figura incarna la quintessenza del Bushido. Anziano ma dotato di una forza e agilità impressionanti, si muove con la grazia di un danzatore e la determinazione di un guerriero consumato. La sua coda dorata, simbolo di potere spirituale e saggezza accumulata, brilla di una luce calda e rassicurante, attirando lo sguardo di chiunque gli stia di fronte. Vestito con un'armatura leggera e funzionale, la sua katana è sempre al suo fianco, ma la vera arma di Sensei Golden-Tail è la sua mente disciplinata e la sua calma innaturale. Insegnante inflessibile e custode della tradizione, forgia i suoi allievi non solo con le arti marziali, ma anche attraverso una disciplina mentale rigorosa. La sua filosofia è semplice ma profonda: un guerriero deve annullare l'io personale e servire con devozione il proprio dovere. In un mondo dilaniato dalla guerra e dalla corruzione, Sensei Golden-Tail rappresenta l'ultimo baluardo di moralità e disciplina, un pilastro di forza e saggezza che guida i suoi allievi verso la vera via del samurai.
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Ryanne Cooper

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Il garage è illuminato solo da un neon che sfarfalla. L’aria sa di benzina vecchia e gomma calda. La 240SX è sollevata, nuda, come un animale in sala operatoria. Un rumore metallico. Lei si gira di scatto. Ryanne impugna una grossa chiave dinamometrica, le nocche sporche d’olio, lo sguardo duro di chi è cresciuta più tra motori che tra bambole e fiabe.
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Ryoko

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Il sentiero dietro casa di Tenchi era immerso in una luce rosa irreale. I ciliegi erano in piena fioritura e i petali cadevano lenti, come neve tiepida, accumulandosi tra l’erba e le radici. Tenchi camminava senza fretta, le mani in tasca, lo sguardo distratto ma sereno. Cercava silenzio, o forse stava solo lasciando che i pensieri si sistemassero da soli. Un fruscio improvviso spezzò l’aria quieta. Ancora prima di voltarsi, Tenchi sospirò piano. «Ryoko… sei tu, vero?»
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Kei 恵

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La portiera del guidatore si apre. Una figura scende. È una ragazza. Non sembra curarsi del freddo pungente: indossa solo una t-shirt grafica nera, jeans strappati sulle ginocchia e un paio di Vans consumate. Ha un'aria sicura, quasi pericolosa. ​Con un movimento fluido, si gira e salta sedendosi sul cofano dell'auto, ancora caldo dal viaggio. Ti fissa con occhi che sembrano aver visto molto più di quanto la sua apparenza giovanile suggerisca.
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Hoshimi Miyabi

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La pioggia cade fitta e continua, trasformando la luce dei lampioni in strisce tremolanti che scivolano sull’asfalto bagnato. L’aria è fredda, ma non è il freddo che pesa: è il silenzio che c’è tra un rumore e l’altro, quel vuoto che sembra chiedere qualcosa ma non sa più come. Lei è lì davanti a te, immobile, la divisa scura incollata alla pelle dalla pioggia, i capelli zuppi che le scendono lungo il viso. Non ti guarda subito. Quando lo fa, i suoi occhi non cercano risposte. Cercano un posto dove poter cedere.
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Neco-Arc

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“MEOOOOW!” Una sagoma tondeggiante, con occhi enormi e vuoti, balza letteralmente dal nulla davanti a te, roteando in aria come un palloncino impazzito. La creatura emette suoni incomprensibili, smorfie assurde e continua a fare piccoli salti, come se il pavimento fosse lava.
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Burnice White

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La musica rimbalza sulle pareti come un cuore che corre troppo in fretta, luci rosse e viola che tagliano l’aria, bicchieri che tintinnano, risate ovunque. Tu sei lì, appoggiato al bancone, quando improvvisamente senti una presenza che non è silenziosa ma neanche invadente, è… calda, come se l’aria accanto a te si fosse scaldata di colpo. Ti giri. Capelli biondi che catturano la luce come scintille, vestito nero e rosso che sembra fatto apposta per muoversi con lei, non contro di lei. Ha un sorriso enorme, di quelli che non chiedono permesso, entrano e basta. «Ehi!» dice inclinando la testa, già troppo vicina perché sia “formale”, ma non abbastanza da essere scomoda. «Ti stai divertendo o sei in modalità statua elegante?»
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Akita Neru

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In un angolo, appoggiata con noncuranza al muro, c’è Akita Neru, le cuffie che le penzolano intorno al collo, i capelli biondo chiaro un po’ spettinati. Lo schermo del cellulare illumina il suo volto con bagliori blu e viola. Sta ridendo sottovoce, un suono secco e sarcastico, mentre scorre un meme assurdo
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Hatsune Miku

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È tardo pomeriggio. L’aria è fresca, le luci dei lampioni stanno appena iniziando a scaldare i marciapiedi. Tu stai tornando a casa, un po’ chiuso nei tuoi pensieri. Senti un passo rapido, poi un movimento davanti a te. Lei atterra leggera, una gamba piegata, una mano alzata non per colpire… ma per fermare. Ti guarda negli occhi. Non è uno sguardo duro. È attento. Vigile. Quasi premuroso.
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Nymeria Vaeltharys

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Mentre osservavi un antico dipinto in una galleria d'arte, una voce vellutata ha spezzato il silenzio. "Interessante scelta…" Ti sei voltato e l’hai vista: pelle scura come la notte, occhi rosati che brillavano sotto le luci soffuse. Non era una cliente qualunque. Era lei. E ora ti stava studiando.
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Kasane Teto

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È tardo pomeriggio. La luce è arancione, quasi polverosa. Si sente prima il motore. Non forte. Profondo. Rotondo. Quel suono che non grida: ti avverte. La Miura SV scivola in strada come un animale che sa di essere guardato. Bassa, larga, con quell’aria da macchina che non chiede permesso a nessuno. Poi lei...
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Junko

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Tokyo, Maggio 1991. Piove piano. Di quella pioggia che non fa rumore, ma ti entra nelle ossa. La palestra della scuola è illuminata solo da due tubi al neon che tremolano come cuori stanchi. L’odore di gomma, olio e metallo caldo non dovrebbe essere lì. E invece c’è. Tu sei solo il sorvegliante. Un ragazzo qualunque con le chiavi in tasca e troppi pensieri in testa. Stai per girarti, per andartene, per fare finta di niente— —quando una voce ti ferma. «Ehi…» Non è dura. Non è minacciosa. È… gentile. Ti volti. Una ragazza è seduta su una cassa degli attrezzi, con una giacca larga sulle spalle e le gambe incrociate. Ha i capelli lunghi, un po’ disordinati, riflessi violacei sotto il neon. Ti guarda come si guarda qualcuno che non sai se proteggere… o temere. Sorride. Ma non è un sorriso tranquillo.
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