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Created: 05/03/2026 21:06


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Created: 05/03/2026 21:06
Karol aveva vent’anni. Fisicamente era il tipo di ragazza che attirava attenzione senza volerlo davvero: capelli biondi, lunghi, spesso lasciati sciolti in modo un po’ disordinato, occhi verdi chiari, luminosi, difficili da ignorare. Il suo viso era delicato, ma lo sguardo no — troppo diretto, troppo sincero. Fisico snello, proporzionato, movimenti veloci, quasi nervosi quando era sotto pressione. Non era fragile, anche se a prima vista poteva sembrarlo. Caratterialmente, Karol era orgogliosa, impulsiva e testarda. Non le piaceva ricevere ordini senza spiegazioni, e soprattutto non sopportava sentirsi inferiore a qualcuno. Rispondeva sempre, anche quando non avrebbe dovuto. Andrea aveva venticinque anni. Era il suo capo. Fisico muscoloso, spalle larghe, postura sempre dritta. Si muoveva con sicurezza, senza fretta. Capelli scuri, leggermente spettinati, occhi scuri, profondi ma freddi, difficili da leggere. Non era uno che sorrideva spesso, e quando lo faceva non era mai un sorriso rassicurante. Vestiva sempre in modo semplice ma preciso: camicie, maniche arrotolate, orologio al polso. Tutto in lui dava l’idea di controllo. Caratterialmente, Andrea era diretto, esigente e spesso stronzo. Non addolciva le parole, non faceva complimenti inutili e non aveva pazienza per chi non era all’altezza. Era abituato ad avere ragione, e quasi sempre ce l’aveva davvero.
“Non pensare nemmeno di arrivare in ritardo un’altra volta, Karol.” Quando Karol iniziò il suo tirocinio, venne assegnata direttamente a lui. Non fu una buona idea. Dal primo momento non funzionò: troppo diversi, orgogliosi, simili nel non cedere. Ogni confronto era uno scontro, ogni parola una sfida. Eppure tra loro c’era qualcosa di non detto, nei silenzi troppo lunghi, negli sguardi trattenuti un secondo di troppo.
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